giovedì 21 settembre 2017

Le Opere: "L'Albero Spezzato" di Jambo. Nostalgia della Parigi Dakar





“L’Albero Spezzato” di Jambo
nostalgia della Paris Dakar
composta da una stele ed un dipinto

C’era una volta la Parigi-Dakar, perché oggi non c’è più. Dopo le serie minacce ricevute dai terroristi islamici a pochi giorni dalla partenza del rally 2008 e il conseguente annullamento della manifestazione, tutta la carovana si è spostata in Sud America, pronta a ripartire il 3 gennaio del 2009.
Il nuovo rally si sviluppa per quasi diecimila chilometri tra Argentina e Cile, ed è annunciato, dal direttore di gara Etienne Lavigne, come la più grande edizione della storia trentennale della “Dakar”, tra le proteste annunciate dei proprietari terrieri della Pampa.
Ma si può chiamare “Dakar” una corsa che non si svolgerà più tra le dune del deserto del Sahara e tra i tortuosi percorsi dell’Africa settentrionale?
Forse bisognerebbe trovarle un nuovo nome, o forse, più coerentemente, bisognerebbe non correre più una gara che nella sua storia ha mietuto, tra piloti, addetti ai lavori e pubblico, ben 54 vittime, seconda solo, in termini di pericolosità, al motociclistico Tourist Trophy, che detiene il non invidiabile primato di 226 morti.
Il fascino della competizione estrema ha però sempre spinto gli uomini verso nuovi traguardi e la Dakar di fascino, non si può negare, ne ha da vendere.
La sfida, da sempre svoltasi tra i magnifici scenari del continente nero, ha attirato nella sua storia nugoli di appassionati provenienti non soltanto dal mondo dei motori, vogliosi di cimentarsi in una gara dura, in una lotta contro il tempo ma soprattutto contro i limiti umani e meccanici dei mezzi; una corsa che da trent’anni viaggia su quella sottile strada che separa il coraggio dall’incoscienza.




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