giovedì 21 settembre 2017

Le Opere: "La leggenda di Alfredo Milani" by Jambo





"La leggenda di Alfredo Milani" by Jambo
Quello del primo dopoguerra era un motociclismo molto diverso da quello odierno: basti pensare che la famiglia Milani contava addirittura tre fratelli corridori (oltre al più famoso Alfredo, anche Albino classe 1910 e Rossano classe 1926) e che Alfredo fu un asso sia con le moto sciolte che con il side-car.
Ed erano tempi duri per farsi largo in un campionato mondiale che nei primi anni ’50 contava nella massima cilindrata gente dal calibro dei gileristi Pagani, Masetti, Bandirola, poi Duke (prima portacolori della Norton), Leslie Graham, Artesiani, Bandirola, Bertacchini sulle inedite MV Agusta 4 cilindri, quindi il plotone della Guzzi guidato da Lorenzetti, Lomas, Anderson, indi arriveranno Surtees, Cavanagh, Liberati, McIntyre e altri indemoniati inglesi e tedeschi su Ajs, Norton, Bmw ecc. Ma non divaghiamo.
Alfredo Milani emerge a livello internazionale nel 1951 – anno funesto con oltre 10 piloti deceduti in pista! – nel saliscendi del Montjuich a Barcellona quando in sella a una Gilera Saturno monocilindrica modificata (nuovo cilindro e nuova forcella telescopica ecc.) nell’officina di casa con babbo e fratelli mette in riga gli “ufficiali” sulle più potenti 4 cilindri.
Passato presto sulla quattro cilindri di Arcore Alfredo mette a segno splendidi exploit nel GP del Belgio a Spa (secondo dopo Duke ma giro record e finale di gara travolgente!) e nel GP d’Italia a Monza quando precede Masetti, Pagani, Ruffo e Duke, cui va il (suo primo) titolo iridato.
Alfredo è un campione senza corona (a parte i titoli tricolori allora di gran perstigio) super nel 1951, ancor di più nelle due stagioni successive. Gli inglesi, sempre poco propensi a riconoscere le doti dei piloti italiani, applaudono Alfredo, ritenuto pilota di gran pelo, tecnico certosino, instancabile e provetto collaudatore, superbo stilista.
Nel 1953 l’autorevole rivista inglese Motor Cycling scrive: “La maggior parte dei campioni inglesi vi dirà senz’altro che Alfredo Milani non ha pari fra i corridori italiani del dopoguerra”. Lo stesso Duke afferma: “Il più forte, il più completo, il più preparato pilota italiano è Alfredo Milani”. La stessa Motor Cycling commentava così il GP del Belgio: “Quando la polvere sparì dietro le Ardenne, quel giorno di luglio del 1951, Alfredo parve reincarnare Omobono Tenni. Certamente Milani è animato dallo stesso fuoco e dalla stessa temerarietà che si sprigionavano dal povero Tenni”.
Ne aveva fatta di strada, Alfredo, dalle prime apparizioni di Arona e Albi sul side! Milani era anche pilota “ di squadra”, corretto, capace di obbedire a patron Gilera anche quando gli ordini di scuderia lo penalizzavano. Alfredo Milani fu protagonisti in Italia e fuori fino al 1957 poi subì il forfait della Gilera. Corse da privato – così come l’altro grande gilerista Libero Liberati – con un Gilera Saturno aspettando il grande ritorno delle quattro cilindri di Arcore.
Nel 1964 il … quasi miracolo con la Gilera che concede ad Alfredo una sua 4 cilindri 500. Ma la moto non va e non ci sono i mezzi tecnici ed economici per rimetterla in piedi e renderla competitiva.
A Imola il canto del cigno, con Alfredo fermo alla Rivazza, a motore spento, fuso, con due lacrime sul viso. Poi la vita normale, lontano dalle corse e dai circuiti. Il cuore del vecchio leone, ancora oggi, batte al ritmo di quella forte, indomabile passione.


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